Paranormal Activity, comparso per la prima volta in un paio di festival ormai quasi 3 anni fa ed ora sul grande schermo, si aggiudica il titolo di uno dei peggiori film di tutta la storia del cinema, se non, per mio parere personale, il peggiore.
Partiamo dal presupposto che questo non è un film e non è neanche un “ finto documentario” sul paranormale, ma una perdita di tempo oltre il limite dell’irritante, ed in più non capisco come possa esserci tanta pubblicità in merito in giro per televisione di questi tempi. Quasi quasi la chiamerei truffa: ma quale L’esorcista dei nostri tempi, ma quale Il film che ha terrorizzato l’America!
Paranormal Activity purtroppo ha goduto di una sponsorizzazione talmente elevata da spingere sicuramente qualche curioso ad andarlo a vedere al cinema, ma a che scopo spendere tanti soldi e tanto tempo per vedere un film fallimentare sotto tutti gli aspetti. In pratica in più di un’ora e mezza di film non succede nulla e anche nel finale dove ci si potrebbe aspettare un risvolto interessante si ha una conclusione abbastanza scontata ed improvvisata (Steven Spielberg ha suggerito di cambiare il finale per la versione del film per il grande pubblico, e sorge il quesito: come può un film così aver carpito l’interesse di un regista di tale calibro?) , come talaltro sono campati in aria i pochi particolari che dovrebbero contornare la monotonia del tutto. Mi fa rabbrividire l’idea che si sia già pensato ad un seguito, tra l’altro con il supporto della Paramount pictures, e sorge un altro quesito: come può la Paramount aver trovato interesse per tale prodotto? Read the rest of this entry »
Visto il successo planetario del primo capitolo, un sequel era d’obbligo (ormai funziona così…), ma il film può essere visto tranquillamente senza conoscere il predecessore, in quanto viene trattato come episodio a sé stante.
Detto questo, Alvin Supertar 2 non introduce niente di nuovo, risulta godibilissimo e divertente per il pubblico a cui si rivolge, ma soddisfando solo il bisogno di mero intrattenimento: tutte le tematiche affrontate sono infatti messe in piedi attorno ad un’impalcatura di luoghi comuni (si veda la rappresentazione dell’universo scolastico) che non vengono neanche lontanamente messi in discussione.
Ryan (George Clooney) è un tagliatore di teste aziendale, un viaggiatore che gira l’ America per dedicarsi a quel lavoro sporco che le aziende si vergognano di fare, ossia licenziare i propri dipendenti.
Quello di Ryan non è affatto un lavoro facile, dover dire alle persone che da un giorno all’altro saranno senza lavoro e senza stipendio richiede un certo tatto e un po’ di freddezza…
La crisi economica si traduce in un periodo grigio per tutti, ma non per il capo di Ryan che esclama “Questo è il nostro momento!”, entusiasta del fatto che ci saranno licenziamenti di massa.
Ryan ha ha 45 anni e non ha famiglia, non ha legami, non ha una casa, adora il suo stile di vita che consiste nel volare in business class 322 giorni l’anno, nel cambiare ogni giorno hotel, nel non fare code negli aeroporti, nell’accumulare carte privilegiate delle compagnie aeree… e il suo unico sogno è raggiungere i dieci milioni di punti come frequent flyer per entrare in un esclusivo club… E a questo punto il pubblico pensa “ma che tristezza!”.
Lo stile di vita di Ryan è davvero un po’ assurdo, e quando finalmente sembra che se ne renda conto e voglia stabilire un legame serio con un’affascinate donna conosciuta per caso in un aeroporto, rimarrà letteralmente fregato…
In questo film il lieto fine per George Clooney non è previsto… come del resto non è previsto per tutti quei poveri lavoratori licenziati…
Tra le nuvole è un film che tocca temi delicati ed importanti, come la crisi economica, il problema dei licenziamenti e la scelta del tipo di vita.. Il film evidenzia come tutti prima o poi desiderino dei legami, perchè, come dice Ryan, “la vita è meglio in compagnia…”.
A metà fra fiction e documentario, Il Quarto Tipo presenta sullo schermo una storia vera mescolando la ricostruzione filmica con immagini originali degli strani eventi narrati. Questa scelta stilistica è interessante e non facile da gestire, così come la regia e il montaggio che sono da apprezzare. L’elemento amatoriale, che ormai sembra andare di moda, viene utilizzato per aumentare la tensione in un’atmosfera cupa e claustrofobica che comunque la pellicola riesce a creare. Si sente però che manca qualcosa, sopratutto a livello di trama, e nonostante nel complesso la pellicola non sembri voler screditare la teoria aliena (anzi tutt’altro), si ha costantemente l’impressione di trovarsi di fronte ad una bufala, impressione che si rafforza paradossalmente proprio nelle scene “autentiche” che dovrebbero in teoria scaturire l’effetto opposto. Qualcosa non funziona.
Scusate l’attesa per questo commento, ma la prima settimana era impossibile riuscire a trovare i biglietti per andare a vedere Avatar!
Devo ammettere che l’attesa per questo film ha aumentato l’interesse e le aspettative non sono state affatto deluse, anzi direi che era molto meglio di quello che mi aspettavo… Non si tratta solo di un bel film con ottimi effetti speciali, ma alla base c’è una storia molto profonda che può far riflettere…
Avatar sembra voler ricordare all’uomo che non può ottenere tutto ciò che vuole con la forza, e inoltre evidenzia la grande bellezza e l’importanza della natura…
E’ molto bella e significativa la rappresentazione del forte legame dei Na’vi con la natura, e forse vuole tentare di risvegliare qualcosa nell’uomo di oggi che ormai pensa solo a se stesso…
In conclusione Avatar credo sia un film davvero fantastico che fa vivere allo spettatore una bella esperienza…
La guerra sembra proprio che non generi altro che problemi: problemi per chi ci va, problemi per chi resta; problemi per chi non torna e problemi per chi riesce a ritrovare la strada di casa. Ognuno di questi aspetti è messo ottimamente in evidenza da Brothers, un film toccante che presenta un dramma attualissimo sopratutto nella sua dimensione “interiore”. Da evidenziare le prove dei tre giovani attori protagonisti, perfetti nelle loro parti e nell’intensità della rappresentazione. Un film che ha ricevuto unanimemente (e giustamente) da critica e pubblico grande considerazione e valutazioni degne di nota.
Il regista parla chiaro fin dalle prime inquadrature: sembra dire “scordatevi l’immagine che vi è stata proposta fino ad oggi, ecco il vero Sherlock Homles”. E in effetti, il personaggio ci sembra tanto diverso, quanto più affascinante e vicino all’idea originaria di Doyle. Ed è una gioia anche vedre la nuova veste del “povero” Watson, per troppo tempo relegato a ruolo di semplice e ben poco interessante spalla. Tutto questo ci viene proposto con una trama originale, in un mix di azione e ironia, in cui l’elemento più riuscito risiede sicuramente nella coppia di protagonisti sul grande schermo, praticamente perfetta.