Robot, replicanti, alter ego virtuali e reali: tutti temi largamente trattati dal cinema di fantascienza. Il Mondo dei Replicanti, con le sue volontarie o meno citazioni e riferimenti, riesce comunque a trovare il suo spazio, condendo un argomento puramente fantascientifico e già di per sé “succulento” con momenti d’azione degni del protagonista principale interpretato dal mattatore Bruce Willis. L’argomento trattato permette una riflessione importante su vari temi anche molto attuali sulla società, la scienza, l’individuo. Personalmente, avrei preferito un’ulteriore attenzione e approfondimento su queste tematiche (dopotutto la pellicola non arriva all’ora e venticinque) ed un colpo di scena un po’ meno intuibile, tuttavia bisogna dire che il film svolge egregiamente il suo compito creando un mix che funziona. E poi Bruce è sempre Bruce….
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Di solito quando ci si trova di fronte al seguito di un film che ha riscosso abbastanza successo sono 2 le cose che ci si aspetta: o che sia una delusione, per di più magari fatto per incassare soldi sfruttando il nome del primo titolo, o dall’altra che addirittura possa avere delle migliorie rispetto all’originale e piacere quindi di più. Ci troviamo fortunatamente di fronte al secondo caso, sebbene il compito fosse arduo, e promuovo questo [Rec] 2 a pieni voti, per lo meno per quanto riguarda il mio gusto personale.
La storia riprende esattamente da dove conclude il primo episodio, quindi a livello spazio temporale si potrebbe anche affermare che è come se fosse un film unico. Rispetto al primo Rec non ci sono cambiamenti sostanziali della regia, e troviamo ancora la telecamera a mano a seguire gli eventi, ma questo sequel è più “recitato”, (nel primo film sembrava davvero che le cose accadessero ad insaputa dei protagonisti) perciò si intende che ciò che sta succedendo è pura finzione. Read the rest of this entry »
Vuoi non vuoi, bisogna ammeterlo, alla fine del film è difficile trattenere la lacrimuccia. Succede, nonostante la storia bene o male sia nota a grandi linee agli spettatori fin dall’inizio. In fondo si tratta di una storia semplice, tratta da un evento realmente accaduto, ma forse è proprio per questo che funziona. E ancora, forse proprio questa semplicità di fondo mette maggiormente in risalto l’intepretazione dei due attori protagonisti: il sempre ottimo Richard Gere ed il cane davvero espressivo nel ruolo di Hachiko. Una coppia che sullo schermo pare perfetta…e anche questo in fin dei conti infierisce sui nostri “rubinetti” 🙂 .
La nuova pellicola di animazione della Disney è piacevolmente sospesa tra tradizione e rinnovamento, passato e attualità: combinando personaggi, stili grafici e momenti narrativi (come gli intervalli musicali) classici con elementi più moderni, l’impronta disneyana riprende fiato e riesce ad accontentare grandi e piccini (ai quali il cartone rimane comunque rivolto).
Una sfida non facile sopratutto visti i grandi cambiamenti che ci sono stati nel genere di animazione negli ultimi anni, e che sembrava relegare lo stile prettamente disneyano ai classici del passato. La Principessa e il ranocchio è riuscita a dimostrare il contrario.
Piovono Polpette è un film di animazione, visibile al cinema in tecnologia 3D, molto divertente e ben realizzato, che si rivolge equamente sia ai più piccoli sia agli adulti, riuscendo a parlare e a soddisfare entrambi.
La narrazione è ritmata da batutte e soluzioni narrative davvero divertenti, ma il vero pregio del film è quello di trattare un tema complesso e importante come quello della sovralimentazione (e un’altro insieme di sotto-argomenti) senza mai citarlo in modo esplicito, lasciando che il messaggio arrivi allo spettatore in modo più “spontaneo”.
Astro Boy è un film di animazione chiaramente rivolto ad un pubblico giovane, anche se risulta divertente e molto piacevole anche per un pubblico adulto. Tecnicamente è realizzato molto bene, e le voci dei doppiatori “d’eccezione” (tra cui Silvio Muccino) calzano alla perfezione (cosa che in Italia raramente accade).
Il giudizio sul film in sé risulta pertanto positivo, mentre perde molto del suo valore se lo si analizza in rapporto all’anime da cui è stato tratto: in questo caso si noterà senz’altro l’impoverimento della storia e delle tematiche affrontate. Ma, a dirla tutta, poteva anche andare molto peggio.
L’isola delle coppie di Peter Billingsley è una commedia che racconta la storia di una coppia in crisi che per risolverla ne trascina altre tre in un vero e proprio paradiso, un’isola da sogno.
Il villaggio vacanze si rivela un luogo di psicanalisi con tanto di guru alternativo, in grado di mandare in crisi anche le coppie che si credevano stabili.
Il film è divertente, anche se ogni tanto sfocia in volgarità un po’ da cinepanettone (i massaggi o lo yoga con pose sessuali) e si conclude con quattro lieto fine…forse un po’ troppi…
In L’isola delle coppie il lieto fine arriva puntuale per tutti i protagonisti senza che il film ci abbia lasciato un’idea del mondo reale…





