Il Mio Mondo Cinema

horror-satanaJohn Carpenter si sa, è uno dei nomi più grandi in ambito horror, sempre in mutazione lavoro in lavoro, sempre capace di stupire con film per la maggiore sopra la media.

Il seme della follia, terzo film di quella che lui chiama la trilogia dell’apocalisse (La cosa e Il signore del male gli altri due) del 1995 è l’ennesima prova della maestria di questo regista: dopo Halloween, The Fog, e tanti altri ottimi film a seguire, anche in questa occasione Carpenter va a segno.

Un film davvero visionario, girato bene, una mitragliata di scene impregnate di un’atmosfera allucinante , uno scenario horror che solo lui poteva creare.

Questi sono solo alcuni particolari da brain-storming che la dicono lunga sulla qualità e forza visiva che questo nome porta e che al 100% non mancheranno di sorprendere i più appassionati dell’horror surreale. La storia è diretta in modo alquanto intrigante e folle: inaspettatamente ci si ritrova catapultati gia da subito in un mondo dove non c’è più distinzione tra realtà e finzione, tema portante in buona parte dei racconti di H.P. Lovecraft (il titolo è accostabile ad un suo racconto chiamato Alle montagne della follia) rielaborato ovviamente in chiave cinematografica, ed è evidente l’ispirazione allo scrittore soprattutto in riferimento all’ambientazione gotica (nel finale in particolare) e alla distorsione della realtà vista in un’ottica infernale. Il senso di inquietudine per la pazzia nascosta nei meandri della mente dell’uomo pronta ad esplodere ed annientare ogni nostra sicurezza per ciò che crediamo reale è una costante in Il seme della follia e questo disagio rimane anche a visione conclusa, dove ci si inizia a porre delle domande (il film riesce quindi nel suo intento).

Carpenter sa giocare bene con le paure dello spettatore e non fa mancare scene davvero inquietanti che evidenziano ancora di più lo spessore di un film tutto giocato su un sapiente legame tra trama di ottima fattura e corrispettivo impatto visivo, dove le idee sono tradotte ottimamente in sequenze memorabili seppur alla fine semplici. Lo stile con il quale viene a mantenersi la tensione emotiva per tutta la durata del film è indescrivibile ed è propria di un professionista di questo calibro e non si ha mai la caduta di tono, soprattutto se si pensa ad una durata di più di un’ora e mezza. Buona la prova degli attori, perfettamente calati nella parte (un Sam Neill ampiamente oltre l’orlo della follia) e un copione ben studiato per giovare all’insanità per la quale il tutto è concepito .

Vi consiglio vivamente questo In the mouth of madness se volete lasciarvi trasportare da un viaggio all’interno dell’incubo più puro o in alternativa, se non li aveste visti, gli altri capolavori di John Carpenter, punte di diamante per questo genere che da un po’ partorisce solo rari episodi all’altezza.

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